Roma, De Rossi in conferenza: “Addio difficile. Futuro? Non ho direzioni particolari”

Dopo 18 anni in maglia giallorossa, Daniele De Rossi annuncia il suo addio alla Roma. Durante la conferenza stampa, l’ex capitano dei Lupi ha spiegato le ragioni alla base di questa scelta, parlando inoltre dei suoi progetti per il futuro. Al termine dell’intervista, tutti i presenti hanno applaudito in piedi colui che resterà per sempre un vero e proprio simbolo della Roma.

CAMBIERESTI QUALCOSA DELLA TUA CARRIERA?

“Farei scelte diverse su episodi quotidiani: alcune cose dette o fatte di campo. Qualche cartellino rosso per esempio. Ma per quanto riguarda la mia fedeltà alla Roma non cambierei una virgola. Con una bacchetta magica metterei qualche coppa nella mia bacheca, ma questo è impossibile”.

DE ROSSI UN TROFEO IN PIU’ PER I TIFOSI? 

“I tifosi hanno dimostrato negli anni di tenere tanto a me. Io ho fatto la stessa cosa: non ho cambiato mai la Roma, nemmeno per un’ipotetica coppa. Ho avuto possibilità di andare in altre squadre, potenzialmente, capaci di vincere più della Roma. Ma ha vinto sempre il grande amore che c’è stato. Non escludo che da ex calciatore andrò allo stadio per tifare i miei amici”.

FUTURO DA CALCIATORE DOVE?

“La proposta di rimanere nel club l’ho saputa da poco. Durante l’anno ho sempre parlato poco del futuro. Ringrazio l’AD per l’offerta e per come mi ha trattato in questi mesi dal suo arrivo nella società. Altre squadre? Non ho voluto informarmi, non ho voluto distrarre la squadra dalla corsa Champions. Ora non ho direzioni particolari per il futuro, ma io mi sento ancora calciatore e ho ancora voglia di giocare a calcio”.

ADDIO SCELTO DA TE O DALLA SOCIETA’?

“C’è una società che decide chi deve giocare e che non deve giocare. Idem l’allenatore: è il calcio. Penso di essere importante ancora come calciatore, ma le decisioni su chi gioca le deve, giustamente, prendere la società. Qualcuno un punto lo deve mettere. Al limite mi spiace che ci siamo parlati poco in questo periodo”.

FUTURO DELLA ROMA?

“Non entro nei dettagli tecnici per il futuro della squadra. Io ho imparato dai tifosi ad amare la Roma. Quello che posso consigliare ai tifosi è lo stesso che ho imparato io negli anni: di stare vicino ai giocatori. Questo è un gruppo di persone per bene e che meritano sostegno”.

FUTURO DA ALLENATORE O DIRIGENTE?

“Ho sempre detto che potrebbe piacermi fare l’allenatore: è una mia sensazione. Il dirigente non mi attira totalmente, ma qui a Roma tutto potrebbe avere un senso diverso. La mia sensazione è che sia difficile incidere per davvero sul club. Lascio questo compito a Francesco sperando assuma sempre più importanza anche da dirigente. Su due piedi dico questo: mi ispira di più allenare, ma in futuro”.

QUANTO CONTA IL ROMANISMO PER LA SQUADRA?

“Romanismo per me è fondamentale. Ed è in mani salde con Florenzi. Porterà avanti l’attaccamento alla maglia. Faccio un esempio: Cristante non è di Roma, ma dà l’anima in ogni allenamento. Ne vorrei cento di giocatori come lui. La società sa che deve puntare molto su giocatori così”.

COME IMMAGINAVI L’ADDIO?

“Per l’addio mi sono preparato mentalmente senza immaginarmi nulla. Un addio sarebbe stato comunque difficile anche se avessi deciso io in primis. Non ho rancore verso la società, ma qualche piccola diversità di vedute c’è stata. Io avrei continuato, ma devo accettare le loro scelte. Guido dice che sarò un bravo dirigente? Se lo fossi stato avrei certamente rinnovato il contratto a uno come me. Ma sono sereno nell’accettare questa decisione del club”.

ALTRI ADDII NELLA ROMA

“Ecco, forse uno dei rimpianti che ho è che – tante volte, anche in passato – ho avuto la sensazione di vedere una squadra molto forte, che poi si è tirata indietro proprio mentre stava per sfidare le big per vincere per davvero. Sono leggi del mercato, non so come funzionino bene queste cose. Spero che la Roma diventi forte e solida come le altre squadre, magari anche grazie allo stadio. Ma non sono d’accordo che tutti stanno andando via. Questa è una squadra che ha futuro”.

DOPO LA PARTITA COL PARMA?

“Il mio addio è una consapevolezza cresciuta durante l’anno. Monchi mi aveva rassicurato sul mio contratto in scadenza, ma poi lui è andato via. L’ultimo rinnovo di due anni fa, anche quello, era stato molto incerto. Dopo l’ultima di campionato? Parto e vado in vacanza, ho bisogno di tempo senza pensare al calcio. Poi penserò a trovare una squadra. Nazionale? Vediamo, ne dovrò parlare con tante persone, me stesso compreso”.

RIMPIANTI?

“Ogni anno c’è una partita che vorrei cambiare. Se penso all’ultima è Liverpool-Roma. Però i rimpianti li hanno tutti, magari anche Messi ne ha. Questo è un mondo con gente ambiziosa, e vincere è il fine ultimo. Ma io ringrazio per la carriera che ho fatto, da ragazzino non avevo grandi doti, avrei firmato per fare la carriera di mio padre. Sono stato fortunato, ho giocato nella squadra del mio cuore e ringrazio tutti, avversari compresi. L’astio sportivo che sentivo mi ha nutrito. Il calcio è tifo, e anche un po’ di ignoranza. Sono contento anche di aver avuto dei ‘nemici’ “.