L’errore, l’ingiustizia e la rabbia: la Domenica nera di Sebastian Vettel

Il clamoroso epilogo del Gran Premio del Canada ha portato con sé uno sciame di polemiche e recriminazioni che si protrarranno ancora a lungo. Tutto ruota attorno agli avvenimenti del 48° giro, al momento topico del bel duello tra Sebastian Vettel e Lewis Hamilton. La manovra del tedesco viene giudicata irregolare dai commissari, che lo puniscono con cinque secondi di penalità, “uccidendo” la sua gara e spalancando le porte della vittoria al campione del mondo in carica.

 




 

Una decisione che, lo abbiamo detto, è stata aspramente criticata da più parti e che, a dire il vero, appare fin troppo severa e lascia parecchi dubbi. Innanzitutto perché, essendo stata notificata a circa 13 giri dalla bandiera a scacchi, non ha offerto alcuna “possibilità d’appello” al pilota di Heppenheim, che non poteva, in nessun modo, tentare di annullare in pista la penalità inflittagli, e poi perché, da un punto di vista più generale che travalica il caso in sé, ha pesato come un macigno sullo spettacolo e sulla bagarre di una gara emozionante e combattuta. Insomma, se il metro di giudizio è questo quale potrà essere il destino di quella componente, legata appunto ai duelli ed al confronto tra piloti, che è stata da sempre il sale della Formula Uno?

Senza dimenticare, poi, che a Montecarlo, nel 2016, un caso del tutto simile venne giudicato in maniera totalmente diversa. Protagonista in “negativo”, quella volta, fu proprio Lewis Hamilton che, pur effettuando una manovra fotocopia ai danni di Ricciardo, non venne penalizzato. Una discrepanza che stride e fa rumore e che provoca, specie nei tifosi, numerose dietrologie sulla disparità di trattamento, sul “peso politico” di determinate scuderie in seno alla Federazione, sul presunto “occhio di riguardo” nei confronti della Mercedes e dei suoi piloti. Al di là di queste considerazioni e del parere che se ne può dare, appare evidente che sia necessario adottare degli accorgimenti per far si che il giudizio, giusto o sbagliato che sia, segua – ove possibile – un’uniformità. Per raggiungere questo scopo, come si è suggerito da più parti, si potrebbe individuare una squadra fissa di commissari, un gruppo ristretto che si occupi permanentemente di dirimere le questioni sorte in pista. FIA da una parte e Liberty Media dall’altra potrebbero, a nostro avviso, valutare seriamente l’adozione di un simile provvedimento.

 

 

 

Detto questo, però, non si può tacere ciò che ha determinato il controverso episodio, ciò che ha causato la discussa manovra di Sebastian Vettel. Il ferrarista, dopo settimane di difficoltà e risultati deludenti, si stava rendendo protagonista di un fine settimana perfetto, iniziato con le libere del Venerdì, proseguito con la straordinaria qualifica che gli era valsa la pole, e portato quasi a compimento con una lodevole conduzione di gara. Proprio nel momento topico, però, quando l’assedio di Hamilton si faceva più duro, quando la pressione sul tedesco aumentava, è arrivata l’ennesima leggerezza, è stato compiuto un altro errore. Quel fuoripista, quella breve escursione sull’erba ha reso, infatti, inevitabile il rocambolesco rientro in pista, che ha poi portato alla penalizzazione.

L’intenzione, ovviamente, non è quella di gettare la croce addosso al quattro volte campione del mondo ma, questo episodio, non può non entrare in gioco nell’analisi di quanto avvenuto a Montreal. Ancora una volta, infatti, Vettel dimostra una perdita di lucidità nei momenti in cui il suo rivale lo attacca, quando – oltre al talento ed alla classe – entra in gioco anche la dimensione psicologica. Era avvenuto l’anno scorso, nonostante la vettura del Cavallino Rampante potesse vantare un’evidente superiorità su quella delle Frecce d’Argento, ed è ricapitato nel campionato in corso; prima in Bahrain e poi, per l’appunto, in Canada: una situazione, probabilmente, quasi inevitabile visto che i rapporti di forza si sono nettamente invertiti e visto lo schiacciante dominio della scuderia tedesca.

 

La Ferrari, intanto, ha notificato al Collegio dei Commissari sportivi del GP del Canada la volontà di appellare il provvedimento, ed avrà  circa 90 ore per decidere se andare avanti con un formale ricorso. L’intenzione, ovviamente, è quella, staremo a vedere quali saranno gli esiti di questa vicenda. Nel frattempo, però, a prescindere da ciò che accadrà nei tribunali, è fondamentale che Sebastian Vettel ritrovi sé stesso, che si aggrappi al suo infinito talento, che sappia andare oltre i limiti di una monoposto, fino a questo momento, totalmente deludente.